Il 7 ottobre del 2006 è stata trovata morta, uccisa da quattro colpi d’arma da fuoco, nell’androne della sua casa di Mosca la giornalista Anna Politkovskaja.

Giornalista d’inchiesta coraggiosa e famosa nel mondo per aver denunciato in articoli e libri  «La Russia di Putin»  mettendo in evidenza il legame stretto tra il presidente e il mondo del Kgb da cui proviene, oltre alle infamie della guerra in Cecenia da lui voluta.

Ha  ben saputo interpretare il suo ruolo, nei suoi racconti non c’era spazio per il  gossip e pettegolezzi, ma particolari sconvolgenti di  torture in Cecenia da parte dei russi. Una lotta coraggiosa per la verità e per i diritti umani, per la libertà e la democrazia. Una giornalista sempre alla ricerca di verità scomode.

Anna nasce a New York il 30 agosto 1958. Figlia di genitori ucraini, diplomatici presso la sede delle Nazioni Unite. Studia giornalismo all’Università di Mosca e durante la Perestrojka inizia a lavorare per la stampa indipendente e, in particolare, per la rivista Novaja Gazeta. 

Nel 2001 riceve dal Global Award di Amnesty International il riconoscimento per il giornalismo in difesa dei diritti umani.  Il suo motto:«io vivo la mia vita e scrivo ciò che vedo». E per aver scelto questo stile ha pagato con la vita.

Per Nadezda Azhgikina,  vice presidente della Federazione europea dei giornalisti e che per 15 anni ha guidato l’Unione dei giornalisti russi: «in Russia non abbiamo giornalisti in carcere, a parte qualche caso isolato. Abbiamo però,  un enorme numero di giornalisti uccisi. Dal 1990, in 27 anni, abbiamo scritto almeno 359 nomi sulla lista dei nostri colleghi uccisi in aree di guerra o assassinati in circostanze misteriose. In Russia c’è una cultura dell’impunità: lo ripetiamo ad alta voce da quando è stata assassinata Anna Politkovskaya. Tutti i casi su cui la magistratura non ha mai indagato hanno generato nuova violenza».

E ancora: «Il problema è che il pubblico russo non capisce che la libertà di espressione, l’accesso alle notizie e l’incolumità dei giornalisti non sono problemi che riguardano solo i giornalisti. Sono un problema di tutti. E finché il pubblico russo non ne sarà cosciente, sarà molto difficile combattere l’impunità».

In Italia la libertà di stampa è sancita dall’art. 21 della Costituzione, che ha stabilito che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure e  tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, restando nei limiti sanciti dalla stessa Costituzione.

 

Già nell’antica Grecia si indicava con il termine “parresia”(dovere di dire la verità) la facoltà dei cittadini della polis di esprimere in libertà la propria opinione durante le assemblee pubbliche che si svolgevano nell’agorà.

 

Abbiamo voluto ricordare Anna Politkovskaja per rendere omaggio a quanti ogni giorno si sacrificano per difendere la libertà di espressione del proprio pensiero.

 

Anna Politkovskaja: la verità prima di tutto

Gianfranco Paradiso


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