Un paradosso tutto italiano

DISOCCUPAZIONE RECORD

Cercasi però panettieri e sarti

Il settore del lavoro è uno dei paradossi italiani. La recessione e la disoccupazione hanno raggiunto livelli preoccupanti eppure ci sono ancora dei posti occupazionali che restano scoperti. Dove, in altre parole, l’azienda non riesce a trovare la persona giusta.

Casi rari, certo, e spesso confinati a offerte di lavoro precario e a basso reddito. Ma non sempre.

L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre (CGIA) riferisce che:«il destino dei lavori manuali sembra segnato: tra 10 anni potrebbero scomparire quasi 400 mila mestieri manuali nell’artigianato e nell’agricoltura. La ragione? Nessuno vuole più farli. Le giovani generazioni prediligono lavori e professioni di tipo intellettuale a scapito del lavoro manuale percepito, probabilmente, come “cattivo lavoro” oppure come opportunità non in linea con le loro aspettative. E gli artigiani che oggi hanno più di 50 anni e tra 10 anni andranno in pensione, non verranno più rimpiazzati, se il trend rimarrà questo».

Tanti i mestieri finiti nell’elenco di quelli a rischio estinzione. Tra questi, mestieri artigiani come i pellettieri, i valigiai, i borsettai, i falegnami, gli impagliatori, i muratori, i carpentieri, i meccanici d’auto, i saldatori, i riparatori d’orologi, i tipografi, i sarti, i riparatori di radio e Tv, i materassai, oltre agli autisti, i lettori di contattori e tanti altri ancora. Questi, infatti, sono solo alcuni esempi.
Eppure, visti gli elevati tassi della disoccupazione giovanile italiana, ben oltre la soglia del 30 per cento, e molti di loro con un laurea in tasca, qualcosa bisogna pur fare. Ridare interesse a questi mestieri diventa vitale per il nostro futuro lavorativo.
Nell’attuale crisi economica, dinanzi alla prospettiva di rimanere eternamente precari, ci sono mestieri che non conoscono battute di arresto. Sono i lavori artigianali, eseguiti a mano. Le arti di una volta che vengono erroneamente trascurate dalle nuove generazioni e che, invece sarebbe bene che venissero insegnate perché assicurano lavoro. Ci si accorge della loro importanza nel momento del bisogno. Magari a ferragosto, quando si è alla disperata ricerca di un idraulico. E che dire di quando serve un elettricista o un falegname. Nel  Mezzogiorno alcune di queste attività ancora reggono, ma per quanto ancora? Per chi continua a svolgere rappresenta una opportunità per arrotondare, a nero, per carità. Il compito di seguire l’andamento dei bisogni della collettività e programmare le esigenze di formazione spetterebbe agli enti locali. La scuola poi  dovrebbe orientare le scelte e istituire corsi di formazione. Alla Bottega delle Professioni di Bitonto, per esempio, si svolgono corsi autogestiti a pagamento con lezioni teoriche e pratiche. Si svolgono anche attività in laboratori di aziende specializzate. La formazione riguarda: parchettisti, ponteggiatori, fotografi e grafici pubblicitari. E’ avvertita la mancanza di un’adeguata presenza di giovani. Altre attività sono destinate all’estinzione come la lavorazione del vetro, del cuoio e delle pelli. Servono calzolai. L’artigiano delle scarpe è una figura professionale molto ricercata. Nella «bottega di Bitonto» non mancano percorsi formativi nei settori della pasticceria e della gelateria.
In questi ultimi mesi c’è stato  un susseguirsi di rilevazioni negative sullo stato di salute dell’Italia. Notizie per lo più negative, che hanno segnalato da una crisi occupazionale forte. Dall’altra emerge anche una esigenza di colmare dei piccoli vuoti occupazionali. Il fenomeno non è solo italiano ma, europeo, questo per lo meno ci consola.
Uno dei mestieri più richiesti è quello del sarto. Il settore rappresenta uno dei più difficili per questo è difficile trovare addetti.

Anche nel settore della panificazione si registra un deficit del 40 per cento.
Secondo il Censis:« il Mezzogiorno resta un territorio in cui le forme di sperequazione della ricchezza non diminuiscono, ma anzi si allargano. Calabria, Sicilia, Campania e Puglia registrano indici di diseguaglianza più elevati della media nazionale. Il 26 per cento delle famiglie residenti nel Mezzogiorno è materialmente povero, ha difficoltà oggettive a sostenere le spese essenziali.

Nel Sud sono a rischio di povertà 39 famiglie su 100.
Uno dei principali fattori di debolezza del Sud è l’incapacità del sistema educativo di sviluppare la formazione di un capitale umano qualificato, contribuendo così a contrastare il disagio sociale ed economico della popolazione. Oltre il 23,7 per cento degli studenti universitari lascia le sedi meridionali per quelle del centro-nord».
Bene, il tempo per recriminare, per le lagnanze è finito. E’ giunto il momento di non raccontare più l’immagine di un territorio molto vessato e spesso fanalino di coda, ma quella di una terra capace di produrre eccellenze nei più svariati campi, da quello imprenditoriale a quello artistico, dal culturale all’artigianale. Sparse per il Mezzogiorno ci sono  testimonianze piene di esperienze del fare a cui le nuove generazioni hanno il diritto e il dovere di ispirarsi. La Bottega delle Professioni di Bitonto rappresenta una di queste.

DISOCCUPAZIONE RECORD: cercasi però panettieri e sarti

Gianfranco Paradiso


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