Una bella rivincita per l’arte antica del lavoro a maglia.  Una riscoperta in tutto il mondo che  ora vanta di essere una tendenza di successo anche tra le giovani generazioni. Un trend  fai da te  di successo alla riscoperta della creatività. Complici anche le ristrettezze nelle uscite fuori di casa determinate dall’emergenza pandemica, la nuova moda amatoriale, si sta sempre più diffondendo.

La mia generazione, quella dei bravi ragazzi…tutti poeti quelli del 1956, dal famoso brano di Miguel Bosé, non dimentica le scene dei tanti lavori eseguiti dalle nonne e dalle mamme per fornire ai componenti la famiglia caldi maglioni, sciarpe e guanti, ai più anziani venivano offerti anche le fatidiche calze da notte. Per non parlare dei cappelli con il classico pon pon. Qualcuno nel leggere questa mia considerazione sarebbe tentato dall’affermare: storie di altri tempi! E invece no, sono scene ritornate alla ribalta

L’ARTE RITROVATA COME COMPAGNIA

L’ arte di lavorare a maglia senza dubbio ben si concilia con le fredde serate invernali. Un vero  passatempo, ora chiamato  “tricotting” una moderna tecnica di spiegare sui social come eseguire modelli specifici attraverso il corretto uso di adeguati strumenti. Un hobby che ha fatto presa appunto anche  tra i più giovani. Un trend che sull’onda delle indiscusse qualità femminili consente di creare maglioncini, sciarpe e calze di lana per sé o per gli amici.

Nato a Madrid nel 2011 dall’immagine di una vip newyorchese colta a sferruzzare, da alcuni anni è comparso anche in Italia il progetto “We are knitters”. Nato appunto da quell’immagine,  due spagnoli, tornati a casa, hanno pensato di lanciare il messaggio ai loro giovani coetanei. Una sferruzzata a maglia o all’uncinetto ci salverà.

Il knittering è stato accostato al  bio. E viene definito come uno degli ultimi  trend del fai da te, che ha riscosso molto successo che ha coinvolto anche personalità celebri del mondo artistico e accademico. L’obiettivo di volersi  riappropriare  di una secolare tradizione in chiave moderna è stato raggiunto.

MA RIESCE ANCHE A FAR DI NECESSITA’ VIRTU’

Alla vigilia dell’entrata in zona rossa, non solo i negozi di generi alimentari presentano all’ingresso una discreta fila di utenti che attendono il proprio turno, ora anche dinanzi  a qualche merceria e  negozi specializzati in lane e filati si creano delle piccole file di donne che fanno scorta di lana o cotone da utilizzare in casa sino a quando, magari dopo il prossimo 7 gennaio, si potrà ritornare a una maggiore libertà di movimento.

All’inizio il trend è apparso come una naturale conseguenza dell’emergenza sanitaria. In realtà le cose non stanno proprio così.  C’è qualcosa di più sullo sfondo. Una motivazione di alto contenuto scientifico e terapeutico. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Secondo alcuni ricercatori dell’Albo Akademi University di Turku in Finlandia, l’arte dello “sferruzzare” aiuta a controbilanciare la caotica vita quotidiana. Rappresenta, in buona sostanza,  uno stimolo per il cervello, capace anche di indurre la formazione di nuove connessioni tra i neuroni. Si tratta in modo molto semplice di un antidoto contro il declino cognitivo e varie forme di demenza. Il merito sarebbe rappresentato dal ricorso alla matematica per dare forma ai tanti progetti che si realizzano attraverso il costante lavoro ai ferri.

Secondo Herbert Benson, fondatore del Mind-Body Medical Institute di Harvard e autore del manuale “La risposta rilassante”, la natura ritmica, ripetitiva e strutturata nella matematica di un progetto del lavoro a maglia o del ricamo è infatti in grado di indurre uno stato di rilassamento, paragonabile a quello della meditazione e dello yoga.

A sostegno di queste considerazioni è anche emerso che  con l’esperienza, le attività manuali ripetitive apportano  benefici anche alla pressione arteriosa  e il battito cardiaco rallenta e la tensione muscolare svanisce, questo perché di ridurrebbe il livello del cortisolo, noto come l’ormone dello stress.

Da “Il Messaggero” abbiamo appreso che una recente ricerca internazionale condotta da Jill Riley dell’Università di Cardiff su oltre 3.500 appassionati di lavoro ai ferri in tutto il mondo ha evidenziato che lavorare ai ferri aiuta a liberarsi dallo stress, rilassa e allo stesso tempo sviluppa la creatività. I risultati hanno rivelato la presenza di una relazione tra la frequenza con la quale si lavora a maglia e la sensazione di calma e felicità; lavorare ai ferri all’interno di una classe virtuale inoltre ha un impatto importante sulla percezione della felicità, migliora i contatti sociali e la comunicazione con gli altri. Gli autori di questa ricerca, pubblicata sul British Journal of Occupational Therapy, sono arrivati alla conclusione che lavorare a maglia apporta dei significativi benefici psicologici e sociali, che a loro volta possono contribuire al benessere e alla qualità di vita.

ANCHE A GIOIA HA FATTO PRESA

Un fenomeno diffuso anche a Gioia, già in epoca pre Covid-19 il tessuto associativo locale sotto la magistrale guida di autorevoli Maestre,  ha organizzato vari corsi di maglieria e uncinetto. Un modo sano e semplice che i risultati scientifici internazionali hanno acclarato essere salutare al cervello e tiene in forma anche le mani, persino quelle colpite da artrosi. Infatti, uno studio eseguito da  Paulette Guitard dell’Università di Ottawa ha posto in evidenza come dopo 12 settimane di lavoro ai ferri si è ridotta  la rigidità mattutina e il dolore delle mani mature, strette nella morsa dell’artrosi. Un toccasana quindi di un’arte talvolta poco considerata.

In merito a questo benefico risultato  abbiamo chiesto il parere della concittadina Anna Maria,  appassionata di uncinetto.

Com’è nata la sua passione per l’uncinetto?

«devo tornare molto indietro nel tempo quando in casa, nei freddi pomeriggi invernali la nonna, vicino al braciere, sferruzzava realizzando bellissimi lavori: maglioncini, sciarpe, cappellini. Rimanevo a lungo a osservarla. Poi la fatidica frase: hai finito i compiti?Allora prendi i ferri, impara l’arte e mettila da parte. E così ora che posso dedicare più tempo alla realizzazione di mie piccole opere, ho ripreso a lavorare a maglia»;

Cosa prova quando realizza un progetto?

«lavorare a maglia è rilassante, ma richiede un impegno progettuale serio che assicuri la riuscita del manufatto, si va dalla giusta scelta dei colori alla qualità del filato,  e poi c’è la soddisfazione che si prova a lavoro finito. Per non parlare della piacevole sensazione che si prova quando viene apprezzato da coloro a cui viene mostrato. Si tratta di una passione che nutro da tempo che ho notato essere salutare anche per  due ragioni, da una parte aiuta a rivalutare la propria autostima e dall’altra favorisce le relazioni interpersonali tra chi condivide questo stesso interesse»;

Si cimenta solo con l’uncinetto?

«mi dedico, avendo ora un po’ più di tempo, a svolgere in casa attività manuali: mi piace anche preparare dolci, biscotti e il pane e cucire a macchina. Mi aiuto prendendo spunti dai siti dedicati e mi cimento. Risultati? Diciamo che mi difendo egregiamente!!».

Una testimonianza diretta in linea con i risultati scientifici rimbalzati all’attenzione dei media. Ma è anche una riprova di quanti usi e costumi sono stati rinverditi dai vari lockdown che hanno finito per stemperare il clima oppressivo dei divieti e in alcuni casi offerto l’opportunità di mettere a frutto l’arte appresa in gioventù.

Gianfranco Paradiso, 31 dicembre 2020

 

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Gianfranco Paradiso


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