Il nuovo Rapporto sulla libertà di stampa pubblicato negli scorsi mesi da “Report senza frontiere” ha posto in risalto come i prossimi anni saranno decisivi per il giornalismo. Un ruolo molto importante lo avrà anche l’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus. Il documento che contiene la classifica mondiale dei Paesi che garantiscono la libertà di informare ed essere informati, colloca l’Italia al 41° posto. Cina, Iran e Iraq tra gli ultimi su 180 nazioni esaminate.

Secondo il rapporto, infatti,   nel prossimo decennio la libertà di stampa potrebbe subire trasformazioni per via di una serie di crisi convergenti. Da una parte si tratterà di una crisi geopolitica  per l’azione aggressiva di regimi autoritari nei confronti dei giornalisti( si pensi a ciò che accade nella Corea del Nord dove la stampa scrive ciò che il governo autorizza) e dall’altra di una crisi tecnologica, che già ora, per  l’assenza di una regolamentazione adeguata nell’era della comunicazione digitale, sta creando il caos delle informazioni. E’ in atto una vera concorrenza tra propaganda, pubblicità e giornalismo. E poi vi è la crisi economica che determina l’impoverimento del giornalismo di qualità.

Uno scenario piuttosto ingarbugliato che ci porta a fare una semplice riflessione: come si può evitare tutto questo? Come proteggere il Quarto Potere e il suo ruolo di “Cane da guardia della democrazia (watchdog journalism)?

Nella realtà di oggi, occorre tenere presente che prima dei diritti ci sono le libertà, e che il diritto all’informazione è una di queste. E’ compito del giornalismo, soprattutto di quello investigativo svelare i segreti di quelle notizie che altri poteri tendono a tenere nascoste. Da qui la definizione di «cane da guardia» della democrazia.

Questo è il ruolo che la stampa svolge (o meglio: deve svolgere, deve poter svolgere). In letteratura il buon cane da guardia gira libero con orecchie tese e naso al vento. E  qualche volta deve mordere. Oggi purtroppo si cade nella facile tentazione del copia in colla o si rimanda a tutto ciò che, dietro abbonamento, inviano  le Agenzia di stampa.

Si morde prendendo posizione su un tema o su questioni delicate. Ci sono poi  linee di condotta che mirano a orientare le scelte dell’esecutivo, come, per esempio, sta facendo da tempo il Quotidiano del Sud di Roberto Napoletano che implora alla politica coraggio e un piano nazionale di riforme e di investimenti al Sud. Altre che curano l’immagine del governo e del premier.

In questi giorni il dibattito pubblico è stato animato dalla scesa in campo del Prof. Romano Prodi che ha pubblicamente manifestato la sua intenzione di votare NO  al Referendun  del 20 e 21 settembre.

Una scelta che molta stampa ha voluto approfondire. Maurizio Molinari, per esempio, Direttore de “La Repubblica”, ha posto in evidenza come senza un quadro di riforma completo, tagliare i parlamentari rischia di diventare una semplice riduzione numerica a cui non risponderà affatto un Parlamento efficiente. Questa situazione per alcuni è una minaccia per la democrazia. Si tratta di uno scenario che premia solo le istanze populiste che mirano a ridimensionare la Casta Politica di Montecitorio e Palazzo Madama con il solo scopo di soddisfare un sentimento di avversione. Per questo motivo sarebbe opportuno ricordare che  quello che  giova a tali interessi di parte indebolisce le istituzioni repubblicane.

Senza essere contagiati dal “politicamente corretto”, guardiamo la realtà e soffermiamoci sul fatto che siamo ormai vicini a un traguardo che condizionerà il futuro dell’Italia. Si tratta del 15 ottobre 2020, data entro la quale  dobbiamo presentare all’UE i progetti per accedere alla possibilità di prefinanziamento dei 209 miliardi di aiuti del Recovery Found.

Il dibattito pubblico oggi in corso nel Paese non mostra che la classe politica sia molto impegnata in proposito. Forse per via delle ferie? Per nulla,  perché alla fine di luglio il premier  Conte ha precisato che si sarebbe lavorato anche ad agosto proprio per i tempi assai ristretti e che il primo atto sarebbe stato quello della “selezione dei progetti” più confacenti alle indicazioni del Next generation Eu e al Recovery Fund e per questa ragione ci sarebbe stato  il pieno coinvolgimento del Parlamento.

Invece sinora non si sa nulla di nulla. E anche i media sembrano poco interessati, si preferisce dare più spazio al Gossip. Ricordate la borsa di Olivia Paladino sfoggiata nel suo viaggio pugliese con il premier Giuseppe Conte? Lo scandalo dell’estate dal valore sopra gli 80mila euro. Tutto poi è miseramente rientrato perché si è trattata dell’ennesima bufala. Ma torniamo alle cose serie, al futuro dei nostri figli, dei lavoratori, dei pensionati.

Come ha sostenuto domenica scorsa nel suo editoriale su “Il Messaggero”, il sociologo  Luca Ricolfi,  il nostro futuro non dipenderà  tanto dall’esito del referendum, né da chi vincerà le elezioni regionali, né dai banchi a rotelle volute dalla Ministra  Azzolina. Ancor meno dipenderà da quanti migranti sbarcheranno sulle nostre coste ioniche.

E’ assai probabile che il nostro futuro dipenderà in particolare dal risultato che la scienza saprà conseguire nella lotta al Coronavirus e dalle  scelte economico-sociali che la classe politica adotterà.  Nel primo caso si barcolla ancora nel buio. Nel secondo  sinora qualcosa si è visto. Sono cioè nate due nuove linee di pensiero politico, da una parte quella dell’economia che ha voluto riaprire molte attività sfidando il virus e tentando di conviverci (male) e l’altra, quella della prudenza, del rispetto del distanziamento, dell’uso delle mascherine  e del divieto di assembramento.

Decisioni che per Luca Ricolfi hanno un costo e che è rappresentato dal rischio di non poter riaprire le scuole in sicurezza. Il ripristino di certe attività attrattiva di flussi turistici genera Pil e sostiene l’industria delle vacanze e del divertimento, ma ha anche  posto in risalto come la sicurezza delle scuole non è stata di certo collocata in cima all’agenda degli impegni.

Una conferma dell’apprensione che regna nella Scuola è data dalla preoccupazione manifestata da molti Dirigenti Scolastici che segnalano ancora  troppe criticità sull’organizzazione delle lezioni. Leggendo varie testate nazionale si apprende che molti Istituti ancora non sono pronti a riaprire le aule con i docenti in cattedra. I piani per l’apprendimento individuale, e i Pia, piani di integrazione degli apprendimenti possono avere luogo solo in pochi casi. A questo occorre anche aggiungere i conflitti di natura economica  che lasciano ancora una volta l’amaro in bocca agli insegnanti.

Settembre si preannuncia un mese molto caldo. Sullo sfondo permangono i timori della crescita dei contagi del Coronavirus con lo spettro di un altro lockdown a cui vanno aggiunte le incognite sulla riapertura delle scuole e sui destini dell’economia. Per questo è assai probabile che agli italiani interessa poco delle elezioni regionali e in 1184 comuni e del referendum sul taglio dei parlamentari. Una realtà questa che mostra, è il caso di dirlo, un autentico distanziamento dalla politica, un distacco però che va molto oltre il metro.

Infatti, alcuni attenti osservatori della stampa nazionale, vedono i prossimi appuntamenti elettorali e referendari come una questione per addetti ai lavori, di chi scende in campo presentandosi in nuove  liste  degli amici degli amici in cerca di benefit nella logica del “do ut des”. Si denota l’assenza di partecipazione, emozioni, passioni degli elettori perché, come ha sottolineato Romano Prodi, ormai da anni  le liste sono fatte nelle calde stanza delle Segreterie Centrali e la campagna elettorale è gestita dai soliti noti.

Il noto Antonio Lubrano dinanzi a una simile situazione spontaneamente si  chiederebbe: ma il 20 o il 21 settembre perché votare SI? Forse è bene rifletterci un po’!

Per Giuseppi dunque è un momento difficile. L’eventuale flop sulla riapertura della Scuola e una sconfitta elettorale dei giallo-rossi ne determinerebbero una sua quasi certa uscita di scena. Per questo da saggio mediatore si è precipitato a sostenere che l’esito delle consultazioni non avrà alcuna ripercussione sulle sorti  di governo. Come dargli torto, la posta in palio degli aiuti dell’UE  ha per l’Italia il sapore di una vitale ripresa economia e non è proprio il caso di aprire ora una crisi di governo.

Per questo occorre accelerare la programmazione degli investimenti e l’impianto di una serie di riforme. Sinora si è assistito, come da più parti sottolineato, alla logica del distribuire soldi a pioggia, più per sostenere i consumi che per tutelare le imprese come invece reclamava Confindustria. Si è offerta l’errata convinzione che le risorse che ci sono state concesse  di spendere non fossero prestiti da restituire ma somme a fondo perduto. Per non parlare dell’aver voluto congelare tutto con la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Tutto questo rischia di finire con una resa dei conti a cui la politica non potrà sottrarsi.

Ecco perché siamo convinti che la libertà di espressione sancita dalla nostra Costituzione è un diritto di ognuno mentre quella dell’informazione deve invece poggiare su un’approfondita ricerca della vera e autentica realtà che ci circonda senza condizionamenti. E’ un procedimento che costa impegno e sacrificio, ma che aiuta il lettore a riflettere e a porsi domande e magari a formarsi una propria coscienza su ogni fenomeno trattato.

Piuttosto che dell’abbigliamento e di quanto guadagna la First Lady Olivia Paladino,  in questo momento occorre interessarsi più di cosa si sta facendo per la ripresa dell’Italia. Ha poca importanza sentire il Ministro Speranza che dal 1° settembre non si pagherà più il Super Ticket da 10 €, quando per fare un’ecografia oggi ci si sente dire che il calendario del 2020 è esaurito. E ancora peggio è sapere che lo stesso esame in intramoenia costa 30€ in struttura privata mentre in quella pubblica 35€. La Sanità  va riformata subito attraverso un processo capillare e severo che agevoli l’iniezione di giovani medici.

Occorre rivedere da subito  anche il ruolo dei medici di base che non devono essere relegati a fare i ragionieri dell’appropriatezza,  bensì svolgere un assiduo ruolo di prevenzione magari con qualche specializzando al fianco per poter meglio gestire l’alto numero di pazienti oggi non più in giovane età.

Questo è solo uno spaccato dei tanti problemi che assillano il Paese e non vanno sottaciuti anzi occorre stimolare la politica ad affrontarli anche perché il tempo stringe e il 15 ottobre si avvicina e gli esaminatori comunitari non sempre sono disposti a offrirci proroghe.

Gianfranco Paradiso, 30 agosto 2020

LA LIBERTA’ DI PENSIERO E L’INFORMAZONE AUTOREVOLE

Gianfranco Paradiso


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