Per l’ultima serata de “Le Corti dell’imperatore”, sabato 23 settembre, nel Chiostro di Palazzo San Domenico, è andato in scena lo  spettacolo “Il traino dei fessi” di  Giuseppe Ciciriello. L’iniziativa è inserita nell’ambito del programma Puglia 365 promosso dalla Regione Puglia.

«Tanto tempo fa al mio paese, la terra promessa, c’era il mare…Sì il mio paese, la terra promessa! Adagiato su una splendida collina a 310 metri d’altezza al centro fra due mari lo ionio e l’adriatico, dove tanto tempo fa un cristo grottesco è passato con il carro dei fessi.  Un luogo-non luogo, che ha il sapore di tanti posti, ma comunque unico, con il bar Italia, i bordelli e le puttane, gli ubriachi e le cantine , “l’artier’ e li villann’” e il suo dialetto, eph e ce’ngi vol’».

Così comincia il Traino dei Fessi interpretato dallo stesso Giuseppe Ciciriello.
Una scenografia costituita dalla  testata di un vecchio letto, una sedia, un cappello, un ombrello tenuto chiuso da uno spago e un abito gessato fanno da cornice a una narrazione che si sviluppa attraverso, luoghi comuni, modi di dire, che appartengono a un mondo arcaico con  personaggi grotteschi che si raccontano uniti da un comune denominatore: la marginalità.

Essere al margine di una comunità per raccontarla, rifletterla come attraverso uno specchio distorto che ci restituisce un’ immagine chiara e inequivocabile, attraverso le voci fuori dal coro e perché dietro ogni scemo c’è un villaggio.

Lo spettacolo poggia sulle suggestioni mitiche della realtà quotidiana della vita di un paese, modi di dire e atteggiamenti che sembrano  maschere, visioni antiche che portano a riflettere su verità che accompagnano la storia di ognuno di noi.

Il giudizio, il pregiudizio e la consapevolezza dell’immutabilità dell’esistenza vengono osservati e svelati. A riprova che ogni atteggiamento nasconde una storia, una realtà, molto spesso scomoda da accettare, e perché dietro ogni scemo c’è un villaggio, anzi un mondo da mostrare e comprendere.

Un luogo non-luogo, la terra promessa, la definisce nel testo l’autore, ma in realtà un posto come tanti, dove molto tempo fa è passato Cristo con un carro – il traìno, appunto – di fessi, ma dove il mare non c’è mai stato. Una narrazione  eseguita ora in  dialetto ora in  italiano, tra modi di dire e formule che ritornano più volte come a segnare un percorso per la storia – eph, eph, ripete più volte in scena l’attore per dare ritmo – dando vita e corpo a personaggi ora grotteschi e ora comici. Ciciriello appartiene a un gruppo di autori ed attori pugliesi che stanno segnando un nuovo percorso per la drammaturgia contemporanea, soprattutto nel mezzogiorno.

 

“Il traino dei fessi” raccontato da Giuseppe Ciciriello”

Gianfranco Paradiso


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