Il 21 gennaio 2017 a Washington, andò in scena il giorno della marcia storica di un milione di donne contro il presidente Trump. L’iniziativa attraversò gli Stati Uniti per poi ribalzare anche in  Italia. La letteratura ha dedicato all’evento non poche pubblicazioni. Si è trattato di racconti che hanno focalizzato l’attenzione su episodi e su cosa ancora bisogna fare per consentire il raggiungimento di una reale parità.

Quella di Washington ha rappresentato una grande iniziativa in cui le donne sono tornate ad alzare la voce chiedendo stesse opportunità di carriera, stessi salari e diritti dei rivali di sempre: gli uomini.

Ma ora puntiamo l’attenzione sull’Italia, dove tanta strada è stata fatta ma tanta ne resta ancora da percorrere per una società più equa. Secondo un’affermata Scuola di pensiero permangono nel tessuto sociale italiano forme evidenti di “maschilismo”, in famiglia, nel mondo del lavoro e talvolta anche nelle relazioni interpersonali e si manifesta in tanti modi.

Uno spaccato su questa realtà che attraversa tutta la Penisola l’ha offerto di recente la giornalista Tiziana Ferrario, noto volto dei TG del passato in onda su Rai1 con il suo libro: “Uomini: è ora di giocare senza falli”. Un’opera in cui l’autrice ha voluto però dare voce a tutti quegli uomini che non sono maschilisti. Uomini dai volti nuovi con i quali le donne possono fare un’alleanza per migliorare la società e farla diventare più equa.

Crediamo che ci voleva proprio un libro sugli uomini, per la critica il testo della Ferrario si presenta penetrante e provocatorio. Ha il merito di aver fotografato la società in cui viviamo, ma con lo sguardo rivolto al futuro attraverso l’impensabile sostegno  di “uomini nuovi” che non vogliono avere nulla a che fare con il mondo dei maschilisti.

Ci piace citare quest’opera perché nelle scorse settimane proprio da queste pagine abbiamo trattato il tema dell’imprenditoria femminile in questa fase critica in cui si stanno gettando le basi per la Rinascita dell’Italia. Un momento critico in cui tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per rimettere in moto la macchina del Sistema-Paese.

Lo stesso Papa Francesco, sostenitore del ruolo della donna nella società, nella vita professionale e nella Chiesa, ha nominato Francesca Di Giovanni, Sottosegretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati. Curerà, in Vaticano, il coordinamento su temi concernenti il bene comune internazionale: sviluppo, ambiente, protezione delle vittime dei conflitti, condizione della donna, ed altro.

E’ la prima volta che una donna ricoprire un incarico   dirigenziale in Segreteria di Stato e rappresenta di certo un segno di attenzione nei confronti delle donne.

Quando si parla però di donne nel mondo del lavoro, in particolare in Italia, non sempre si tratta di rose e fiori. Permangono sul territorio sacche diffuse di disuguaglianze e sfruttamento.

Di recente il Ministro per il Sud e la coesione sociale, Giuseppe Provenzano nelle sue interviste ha sostenuto che:  «La nuova questione meridionale è essenzialmente una questione femminile». Il problema della disuguaglianza di genere assume in quelle terre aspetti variegati. L’ ISTAT certifica che nel 2018 il tasso di occupazione femminile nel Sud era pari al 32,8%, a fronte del 59,7% al Nord.

Per questo l’esecutivo sta spingendo per usare le risorse che (al momento siamo ancora nel campo delle ipotesi) saranno fornite dal Recovery Fund per tagliare gli oneri contributivi del 30% per gli uomini e del 100% per le donne, per i primi due anni di assunzione a partire dal 2021. L’Unione europea in questi giorni ha dato il via libera alla norma del decreto agosto che riduce di un terzo il carico contributivo per tutti i lavoratori del Sud.  Si tratta di una misura che avrà efficacia fino a fine dicembre.  Le Regioni interessate sono Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, dove lavorano oggi circa 3 milioni di dipendenti privati.

La realtà però evidenzia problematiche diverse, è vero che lo sviluppo economico incentiva la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l’uguaglianza di genere contribuisce allo sviluppo del territorio, ma permangono in alcune aree del Mezzogiorno criticità più marcate per le donne. Infatti, la durata della vita e del lavoro sono difficilmente conciliabili in regioni sprovviste di un adeguato numero di asili nido, di una rete di servizi di cura accessibili, in particolare, alle donne con basso reddito.

Una situazione che fa emergere la decontribuzione che a sua volta spinge le donne a eseguire lavori  pagati male, senza alcuna certezza sulla stabilità dell’impiego una volta terminata l’erogazione degli incentivi. Il beneficio per le imprese è invece evidente: usufruire temporaneamente di lavoro a basso costo per mansioni e lavoretti usualmente svolti con contratti non-standard, se non in nero.

Ecco perché si avverte la mancanza  di un’adeguata opportunità rosa a partecipare all’economia del Paese a cominciare dal tasso di occupazione. In Italia lavora ancora meno di una donna su due. Un primo grido di allarme è stato già lanciato nel dicembre 2019 da Banca d’Italia che ha evidenziato come negli ultimi  20 anni numerosi studi hanno messo in luce i molteplici benefici che derivano da una maggiore presenza e una più piena valorizzazione del contributo delle donne nell’economia e nella società. In Italia, secondo gli ultimi dati Istat, il divario fra tasso di occupazione delle donne e quello degli uomini è del 18,9%, in Europa fa peggio solo Malta.

Per questo siamo fermamente convinti che il piano post Covid-19 e il Recovery Fund costituiscano una ghiotta opportunità di riscatto femminile. Infatti, nella stesura dei vari progetti su cui poggia la Rinascita dell’economia e del Sistema Italia, la messa in funzione dell’ascensore sociale e l’ampiamento delle dotazioni di asilo nido, non solo renderanno la società più giusta ma andranno a incidere non poco sul Pil e sulla crescita.

Secondo le analisi di Banca d’Italia, per esempio, se si liberano le donne dal lavoro di cura non pagato e si sostiene l’occupazione femminile non solo si fa un atto di giustizia ma si sostengono le principali carenze strutturali dell’economia italiana. «Sostenere le donne è una grande riforma strutturale» ha sottolineato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera sul Recovery Fund.

Insomma il futuro dell’Italia gira molto e soprattutto sulla partecipazione femminile e sulla sua presenza in vari settori apicali, un assaggio di questo orientamento è stato offerto proprio a Gioia lo scorso 28 settembre  con la presenza della prof.ssa Filomena Maggino, Presidente della Cabina di Regia “Benessere Italia” della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per firmare l’accordo quadro che vede  San Fele (Basilicata) e  Gioia del Colle, comuni capofila della Rete Antenna PON che comprende ben 90 amministrazioni, coinvolti nell’attuazione di progettualità e iniziative sul Benessere dei cittadini a livello territoriale.

NULLA DOVRA’ PIU’ ESSERE COME PRIMA

Non sarà un’impresa facile quella di vedere le donne affermarsi ovunque, ma indubbiamente si avverte una forte inversione di tendenza come nelle scorse settimane ha precisato la Dssa Francesca Soardi. Per esemipio, un antico retaggio culturale vuole che gli uomini siano sempre più complici e si sostengono a vicenda mentre le donne sono più restie e per questo si è soliti ascoltare la frase: «dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, ma dietro una grande donna non c’è mai nessuno».

Incuriositi abbiamo voluto coinvolgere sul tema la D.ssa Giusy Lombardo, psicologa e psicoterapeuta:

«Non credo molto a questo. In passato culturalmente vi erano spazi ben definiti, nell’ambito dei quali donne e uomini erano  confinati e potevano esercitare competenze, abilità, ruoli ed il potere.

Ora non è più così, il lungo percorso dell’emancipazione femminile ha permesso alle donne di sperimentarsi all’esterno della casa, di mettersi in gioco in un contesto nel quale predominava, e spesso ancora predomina, il maschilismo. Le difficoltà nel raggiungere posizioni sociali e ruoli decisionali è il problema che le donne devono affrontare ogni giorno, ancora, sempre.

 Gli aspetti culturali condizionano i contesti lavorativi e sociali e le donne in molti contesti devono chiedere il permesso per prendere decisioni, o esprimere liberamente i propri no. Che le donne aspirino a posizioni di potere, o che manifestino la competitività, quella stessa che gli uomini esprimono da sempre in ogni contesto, sono comunque costrette a fare i conti con il clichet mitezza, condiscendenza, remissività. Se la competitività è considerata naturale del mondo maschile, si fa fatica ad associarla al mondo femminile.

Le donne sanno competere quanto gli uomini, ma sanno essere anche estremamente solidali e forse più degli uomini riescono a fare squadra e ad essere efficacissime in contesti di collaborazione, retaggio che si portano dietro da quando la conduzione familiare era la loro esclusiva e la casa era la sola azienda che era loro consentito gestire».

Piace constatare anche sotto il profilo psicologico una nuova immagine della donna non più reclusa tra le mura domestiche a fronteggiare solo esigenze familiari, ma grazie al Covid19, nel proprio habitat familiare svolgere funzioni importanti che il ricorso allo smart working ha portato alla ribalta.

L’emergenza e l’utilizzo del lavoro agile miravano a tenere più persone a casa per elevare il livello di immunità. Allo stesso tempo però si è constatato l’efficacia di uno strumento innovativo che si è trasformato  in una vera e propria opportunità. Per questo si insiste da più parti a ritenere in Italia maturi i tempi per un Quirinale e un Palazzo Chigi a conduzione rosa.

 

Gianfranco Paradiso, 07 ottobre 2020

 

VALORIZZARE IL RUOLO FEMMINILE NELL’ECONOMIA E NELLA SOCIETA’, COSTITUISCE UN OBIETTIVO NON PIU’ PROCRASTINABILE

Gianfranco Paradiso


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